Tradizioni11 dicembre 2018

Le feste invernali dei romeni - un ricco periodo di tradizioni, costumi, usanze

Per i romeni, le feste invernali iniziano a Sant'Andrea (il 30 novembre) e finiscono a San Giovanni (il 7 gennaio). Si tratta di un mix di tradizioni, usanze e costumi - alcuni provenienti dal periodo pre-cristiano - con delle feste religiose cristiane.

L'usanza dei canti natalizi

L'usanza dei canti natalizi

Per i romeni, le feste invernali iniziano a Sant'Andrea (il 30 novembre) e finiscono a San Giovanni (il 7 gennaio). Si tratta di un mix di tradizioni, usanze e costumi - alcuni provenienti dal periodo pre-cristiano - con delle feste religiose cristiane. Queste feste danno un fascino speciale alla stagione fredda, impregnandole con gioia, felicità, ma anche con mistero e esperienze spirituali.                                                                                                       

Sant'Andrea è colui che ha diffuso il Vangelo in alcune parti della Tracia e della Scizia, tra cui anche la regione di Dobrogea di oggi. Si tratta di una festa religiosa, durante la quale si svolgono una serie di pratiche tradizionali (alcuni provenienti dai daci) come lo sfregamento delle porte e delle finestre con aglio (per non far entrare gli spiriti maligni), mettendo il grano a germogliare (per fare le previsioni circa il raccolto per il prossimo anno), dei rituali realizzati dalle giovani ragazze per vedere nel sonno l’uomo predestinato.

San Nicola (6 dicembre), considerato il protettore dei poveri, colui che, trasformato in „Moş Nicolae”, porta doni ai bambini. Essi, preparano la sera prima gli stivali, dove Moş Nicolae metterà i regali. Per coloro che non sono stati buoni, Moş Nicolae porterà un "verga", che anche essa, nel tempo, ha acquisito lo status di giocattolo.

Segue la più importante festa cristiana dell’inverno, il Natale (la Natività), ma prima, però, c’è la Vigilia di Natale (il 24 dicembre). Nella mattina di questo giorno (in alcune zone la sera prima), i gruppi di bambini vanno di casa in casa a cantare le canzoni natalizie. In cambio dei canti cantati nella notte, alle porte e alle finestre, i bambini ricevono “covrigi”, “colaci”, dolci, mele, noci e ogni sorta di altri doni.

Oltre ai gruppi di bambini, ci sono anche i sacerdoti, che vanno in ogni casa, con le icone nelle mani, a spruzzarle con acqua santa e di portare la santa notizia alle persone, attraverso il canto "La nascita di Gesù Cristo".

Nella vigilia di Natale si addobba l’albero di Natale e si preparano i regali che verranno portati da Babbo Natale. Lui "entrerà dal camino con il sacco pieno di doni". I canti natalizi risuonano in tutto il paese fino al giorno di Natale (il 25 dicembre) come una grande gioia e benedizione per i cristiani. In alcune zone, i canti si estendono fino al nuovo anno. Sia religiosi o laici, i canti natalizi romeni creano un'atmosfera piena di spirito e mistero, ma anche di gioia e di benessere. I bambini in piccoli gruppi portano la Stella, il simbolo della stella che ha guidato i "Tre Magi dall'Oriente", alla ricerca di Gesù Bambino.

Il vero rinnovamento del tempo ha luogo, però, per l’Anno Nuovo. I ricercatori vedono nelle tradizioni popolari che si svolgono in questo periodo, dei rituali di rinnovamento simbolico del mondo, la caccia dei spiriti maligni, o una divinazione. Un complesso di cerimonie e superstizioni che fanno si che questo periodo dell'anno sia una delle più ricche in tradizioni popolari, un periodo di transizione tra due cicli di vegetazione o di lavoro, la cui soglia è l’Anno Nuovo.  

Così come il Natale è dominato dai canti natalizi, l’Anno Nuovo è segnato da "auguri", realizzati attraverso diversi riti popolari: Pluguşorul, Sorcova, Buhaiul, Vasilca, giochi di mimica con delle maschere che raffigurano animali (la Capra, l’Orso, il “Caluş” , il Cerbiatto), o caratteri contadini.

Non mancano neanche i canti, ma che ora hanno un altro ruolo, e cioè, l'annunciazione del rinnovo dell'anno. Ci sono usanze che si conservano ancora, forse grazie alla loro spettacolarità, ma anche per la possibilità di festeggiare. L’apice delle feste e dei festeggiamento è il Capodanno. Festa aica, ricca di pasti abbondanti, feste e intrattenimento speciale.

Il giorno successivo, il giorno di San Basilio, i bambini con delle bellissime “sorcove” ornati (dei ramicelli fioriti), portano gli auguri alla gente: "Să traiţi/ Să-nfloriţi/ ca merii, / ca perii, / În mijlocul verii, / ca toamna cea bogată / De toate-ndestulată!".

Segue il 6 gennaio, l’Epifania. Questa non è una celebrazione religiosa, dove il sacerdote benedice con acqua santa le case, gli oggetti, le persone e gli animali. Il ciclo delle feste invernali si conclude con la festa di San Giovanni Battista, che battezzò Gesù Cristo nelle acque del Giordano. In questo giorno, le persone sono bagnati con acqua, alcuni si gettano nei fiumi per portare la "croce" gettata dai sacerdoti. Coloro che si chiamano Ion / Ioan (Giovanni) sono bagnati e saltati nell’aria, usanza che si chiama “Iordanit”.  

Elena Radu

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