Tradizioni09 febbraio 2019

San Charalambos, il santo che tiene lontano le malattie

Il legame di San Charalambos con mondo dell’al di là è illustrato anche da altre tradizioni consuete, una simbiosi tra la fede "pagana" e quella cristiana

San Charalambos

San Charalambos

Il 10 febbraio i cristiani ortodossi celebrano San Charalambos, un vescovo dell’Asia Minore il quale, nella visione popolare, protegge gli animali, protegge le persone dalle malattie, e in particolare, fa dei miracoli in loro favore.

"La funzione" di San Charalambos è, secondo la tradizione popolare, duplice: tiene lontano la peste (la peggiore epidemia che ha infierito il Medio Evo), ma la manda anche a tutti coloro che lo ignorano e non lo festeggiano. La festa è, inoltre, "strategicamente" collocata nel momento del cambiamento del tempo, con frequenti cambiamenti di clima, favorevole all’apparizione di tante malattie.

Al contrario delle altre feste, San Charalambos non si festeggia con il solito tabù, vale a dire di non lavorare, ma attraverso il digiuno. Questo gesto avrebbe come scopo a protezione del credente contro qualsiasi malattia per tutto l'anno successivo. Inoltre, San Charalambos viene invocato in tutti i testi sacri che fanno riferimento alla morte (dei canti per cacciare la morte, il colera, ecc.).

L’iconografia cristiana lo rappresenta come un santo guerriero che tiene il mostro (la morte avvenuta per malattia) nelle catene, e tiene il suo piede su di esso.

Il legame di San Charalambos con mondo dell’al di là è illustrato anche da altre tradizioni consuete, una simbiosi (potremmo dire, senza timore di sbagliare, si tratta di una vera e propria osmosi) tra la fede "pagana" e quella cristiana: si portano delle mele in chiesa, le “colive” ovvero le torte di grano e le ciambelle, destinate alle anime dei morti.

Dopo la benedizione, la “coliva” è usata per ungere gli alberi da frutto per proteggerli dalle malattie, ma soprattutto, per la loro fertilità. Allo stesso modo, in questo giorno si benedicono i chicchi di grano, che vengono poi dati agli animali. Sempre nello stesso giorno si fa la carità: ciambelline, dolci al miele, ciambelline benedette in precedenza in chiesa.

C’è ancora da ricordare che San Charalambos è uno dei padroni importanti delle greggi di pecore perché, fin dall'inizio, era un pastore. E' molto probabile che questa particolare cura per le anime dei morti provenga dalla lontana antichità, non solo autoctona.

Così, per i romani “le anime dei deceduti vivevano nel mondo di sotto (mundus) o l'inferno (orcus) e si chiamavano manes. (...) Per loro, le tradizioni legati ai morti, molti erano simili al culto divino, perché si credeva che le anime, per raggiungere uno stato felice, hanno bisogno dell’aiuto di coloro che sono rimasti nella famiglia, un aiuto che consiste nel sacrificio, preghiere e cerimonie – ed i vivi adempivano il loro dovere in modo che, così, le anime possano raggiungere la pace del cuore"[1].

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[1] Atanasie Marian Marienescu, Sărbătorile și datinile romane vechi, Bucurerști, Editura Saeculum I.O., 2008, p. 84

Gheorghe Sechesan

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