Tradizioni28 agosto 2020

Il Căluş- un mix di credenze, magia, mistero e virtuosità

Il ballo di Morris, una variante del Căluş romeno presente in Gran Bretagna

Călușari

Călușari

Il căluş è la più importante manifestazione folclorica nella tradizione popolare rumena. La cerimonia del căluş è legata al culto del sole, quando l'anno era diviso in due stagioni, cioè, l'estate che era la personificazione del cavallo ed era associata al sole, e  l’inverno che era la personificazione del lupo ed era associato alla luna.

All’inizio, il căluş era una danza rituale dei guerrieri, riservata esclusivamente per gli uomini che nel corso della storia ha conservato la dignità della sua aureola sotto ogni forma di espressione, passando dal rito al cerimoniale e poi allo spettacolo.

Il rito rimanda alla figura del cavallo via il nome, i passi che imitano il passo di trotto e galoppo, i "finimenti" incrociati sul petto, tramite i quali i căluşar o la "mandria divina" cercava di assorbire il più possibile le caratteristiche di eccellenza del cavallo, come l'eleganza, il potere e la virilità. Il rito del căluş si svolge la settimana prima della Pentecoste avendo il ruolo di fare il passaggio dall’inverno all'estate, periodo in cui, secondo le credenze antiche, gli spiriti dei morti sono capricciosi e fanno sentire la loro presenza sotto varie forme.

Il rito designa una comunicazione tra i mondi in cui i căluşari, in qualità di emissari degli spiriti maligni, dovevano bandire "minacciando con i bastoni e alzando la testa verso il cielo, i demoni pregiudizievoli della salute o gli spiriti maligni e impuri."

Ielele, le fate romene ed esseri mitici del mondo dell’"al di là", hanno delle corrispondenti nelle Neraidele (nella credenza greca), nelle Elfe o Elbe (nella credenza dei popoli germanici), Rusalia e Nadeljia (nella credenza dei bulgari e russi) e Albele (in Macedonia), e così via.

Essendo dotati di poteri soprannaturali, i căluşari dovevano proteggere, guarire e recuperare coloro che sono stati "presi dal căluș", usando il loro potere anche contro le fate, se necessario. Il căluș è una danza romeno con funzioni rituali che segue rigorosamente la struttura e l’organizzazione ereditata dall’antichità. Cosicché, un gruppo di călușari conosce una gerarchia esatta all’interno del gruppo, cioè, essa comprende il muto, il caposquadra, l'aiuto caposquadra, i călușari, ma anche un insieme di regole e divieti da rispettare, come ad esempio l’attuazione ad litteram dei ruoli, la castità totale durante il periodo del căluș, il rispetto del giuramento, l’obbedienza alla volontà del caposquadra, il legame d’onore. Il muto interpretava il ruolo della divinità, il ruolo del più alto grado di sacralità perché era il personaggio del gruppo più esposto e vulnerabile davanti alle Iele. Il suo ruolo presupponeva l’attuazione perfetta del suo ruolo e il silenzio totale durante i 7 giorni di rito, al contrario avrebbe potuto impazzire ed addirittura poteva essere ucciso dagli altri călușari.

Essendo connessi al culto del sole i călușari potevano interpretare il loro ruolo solo dall'alba fino al tramonto. Il căluș è un rituale complesso che unisce e completa diversi elementi come la musica, la danza, il costume, il testo, gli oggetti, che acquistano un valore solo nel loro insieme. La danza rituale che accompagna la prerformance contribuisce in grande misura alla creazione dello stato di estasi dei călușari che facilita la comunicazione con le Iele dell’”al di là".

La tradizione del căluș si trova principalmente in Oltenia, ma anche nel sud-est della Transilvania ed in Bulgaria. Una variante di questo rituale può essere trovato in Gran Bretagna conosciuto come i Morris-dancers, un gruppo di Hobbyhorse in cui i componenti del gruppo hanno le campane attaccate ai piedi e seguono alcune tradizioni simili ai quelli dei căluș.

Al di là della metamorfosi il căluș rimane un cerimoniale di danza di una bellezza coreografica rara come anche un ideale di complessità incoronato dalla bellezza al superlativo per i danzatori professionisti.

Nel 2005, il rito del căluș è stato proclamato dall'UNESCO un "Capolavoro del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità".  

Bibliografia:

Dorin Oancea, Cătălin Oancea, Hălăi-șa călușul argeșean, Ed. Paralela 45, București, 2001.

Gheorghe VRABIE, De civitate rustica. Studii si cercetări de etnologie si literatura populara română, Ed. Grai si Suflet – Cultura Națională, București, 1999.

D.K.

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